È un po' che non scrivo più, però l'occasione è perfetta. Obama è il prossimo presidente degli Stati Uniti d'America. Tutto il mondo nutre speranza nel suo operato, perché cambi politica estera e perché "risolva" la crisi finanziaria: due pesi molto gravi sulle sue spalle.
Prima dell'esito delle primarie, sono sincero, speravo che Hillary Clinton fosse la candidata alla presidenza; perché anche lei ha parlato della guerra, errore statunitense (o meglio, grave errore di Bush), ha parlato della sanità. Dopo la campagna a ridosso delle elezioni invece, ho letteralmente tifato Barack Obama. Yes, we can...
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venerdì 7 novembre 2008
venerdì 23 maggio 2008
Libri...
Ho appena finito di leggere "Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)" di Piergiorgio Odifreddi e subito in successione "L'uomo che non credeva in Dio" di Eugenio Scalfari. Due libri che si leggono d'un fiato e riempiono la coscienza.
domenica 11 maggio 2008
Editti bulgari (o anche italiani...)
Questo ha detto Maurizio Gasparri ieri sera, a proposito della presenza del giornalista Marco Travaglio nella trasmissione Che tempo che fa, condotta da Fabio Fazio:
«Ancora una volta il cosiddetto servizio pubblico della Rai viene messo a disposizione, senza contraddittorio, dalla condotta diffamatoria di Marco Travaglio giudicato con eccesso di generosità da Vittorio Sgarbi nei giorni scorsi. Le offese al presidente del Senato Schifani - ha dichiarato Gasparri - troveranno la giusta risposta nelle sedi giudiziarie. Ma il problema investe i vertici della Rai e in particolare il direttore generale il cui mandato per fortuna cessa tra venti giorni per la scadenza di legge. La vergognosa utilizzazione diffamatoria della Rai non può proseguire e di questo devono rendersi conto anche i consiglieri in scadenza ma ci auguriamo non scaduti in termini morali. Travaglio usa ed abusa dei mezzi pubblici ma la sua attività diffamatoria non ha nulla a che vedere con la libertà di informazione. Di Fazio, megafono della calunnia, non vale nemmeno la pena parlare. La questione avra' comunque inevitabilmente conseguenze di ordine politico e legale».
«Ancora una volta il cosiddetto servizio pubblico della Rai viene messo a disposizione, senza contraddittorio, dalla condotta diffamatoria di Marco Travaglio giudicato con eccesso di generosità da Vittorio Sgarbi nei giorni scorsi. Le offese al presidente del Senato Schifani - ha dichiarato Gasparri - troveranno la giusta risposta nelle sedi giudiziarie. Ma il problema investe i vertici della Rai e in particolare il direttore generale il cui mandato per fortuna cessa tra venti giorni per la scadenza di legge. La vergognosa utilizzazione diffamatoria della Rai non può proseguire e di questo devono rendersi conto anche i consiglieri in scadenza ma ci auguriamo non scaduti in termini morali. Travaglio usa ed abusa dei mezzi pubblici ma la sua attività diffamatoria non ha nulla a che vedere con la libertà di informazione. Di Fazio, megafono della calunnia, non vale nemmeno la pena parlare. La questione avra' comunque inevitabilmente conseguenze di ordine politico e legale».
martedì 22 aprile 2008
Alitalia
«[...] Ci sono nomi e cognomi, nell'elenco dei colpevoli di questo bruciante fallimento del Sistema-Paese. Sul fronte politico, Berlusconi ha brillato per l'insostenibile leggerezza con la quale ha maneggiato l'affare Ali-France, e per l'insopportabile cinismo con il quale ha sventolato il pretestuoso vessillo dell'"italianità" a fini di marketing elettorale. La sua crociata anti-francese non ha conosciuto confini diplomatici né limiti etici. In un vortice di annunci auto-smentiti, ha posto veti impropri. Ha inventato cordate improbabili, a metà tra il pubblicistico e il familistico. Ha messo in pista concorrenti immaginari, come l'Aeroflot dell'amico Putin, che gentilmente si è prestato al gioco nella ridente cornice sarda di Villa Certosa, dove il luogo della vacanza personale si traveste da sede della rappresentanza istituzionale. Jean-Cyrill Spinetta ha sopportato anche troppo le intemperanze del premier in pectore. Piuttosto che perdere altro tempo e farsi dire no dal nuovo governo, ha preferito giocare d'anticipo. [...]» (M. Giannini, la Repubblica del 22 aprile 2008)
sabato 8 marzo 2008
Rassegna stampa - settimana 10 anno 2008
Oggi inauguriamo una rubrica con un più speranze che certezze. È una rassegna stampa breve di alcuni articoli apparsi sui principali quotidiani italiani la settimana scorsa (più o meno). Articoli che mi hanno colpito in qualche modo. Positivamente, negativamente, che mi sono piaciuti, che NON mi sono piaciuti per niente... Qui (il link è http://bene83.altervista.org/lnip-2008-10.pdf) trovate il file in formato pdf. Se qualcuno volesse collaborare, mi contatti liberamente. Infine vi anticipo qualche tema importante: la campagna elettorale, il festival di Sanremo, le elezioni russe, i nuovi scontri nel Medio Oriente, le elezioni americane, gli incidenti sul lavoro. Buona lettura.
sabato 16 febbraio 2008
Cinema, ma non solo...
Non si riferisce solo al cinema la recensione del film Scusa ma ti chiamo amore, che Marco Lodoli pubblica su Diario n. 2 del 15 febbraio 2008. Anche e soprattutto alla vita. Riporto qui un passaggio dell'articolo in questione, dal titolo Si sta come d'autunno sugli alberi le sogliole (grassetto mio).
« [...] Insomma, Scusa ma ti chiamo amore, il film di Moccia tratto dal romanzo di Moccia che sta sbancando al botteghino, che risucchia milioni di ragazzine entusiaste, che promette chiari di luna, lacrime effusioni, baci e batticuore, a me non è piaciuto proprio per niente. Le mie alunne di borgata me ne avevano fatto recensioni volanti ed entusiaste, ma persino qualche amico brizzolato e plurilaureato, di quelli che fino a qualche anno fa apprezzavano solo mattoni sovietici e cupezze coreane, me ne aveva parlato con simpatia. Invece il film è semplicemente orrendo, lo specchio imbarazzante della degenerazione mentale del nostro Paese.
Le quattro ragazzine e i quattro quarantenni presentati come campioni del nostro tempo fanno venire i brividi per quanto appaiono insulsi, appiattiti come sogliole surgelate sul fondo del nostro frigorifero morale. [...]»
« [...] Insomma, Scusa ma ti chiamo amore, il film di Moccia tratto dal romanzo di Moccia che sta sbancando al botteghino, che risucchia milioni di ragazzine entusiaste, che promette chiari di luna, lacrime effusioni, baci e batticuore, a me non è piaciuto proprio per niente. Le mie alunne di borgata me ne avevano fatto recensioni volanti ed entusiaste, ma persino qualche amico brizzolato e plurilaureato, di quelli che fino a qualche anno fa apprezzavano solo mattoni sovietici e cupezze coreane, me ne aveva parlato con simpatia. Invece il film è semplicemente orrendo, lo specchio imbarazzante della degenerazione mentale del nostro Paese.
Le quattro ragazzine e i quattro quarantenni presentati come campioni del nostro tempo fanno venire i brividi per quanto appaiono insulsi, appiattiti come sogliole surgelate sul fondo del nostro frigorifero morale. [...]»
sabato 29 dicembre 2007
Riflessioni sul Pakistan
Oggi voglio proporvi due pezzettini tratti da articoli del Corriere della Sera di oggi. Esprimono idee opposte su quello che è appena successo in Pakistan, ma entrambi aiutano a riflettere.
“Benazir Bhutto, ormai, è molto più che un capo di Stato. È diventata un simbolo. Si è trasformata, come Massud, come Daniel Pearl, una formidabile bandiera. E bisognerà che, dietro questa bandiera, si raccolgano tutti coloro che non hanno ancora seppellito ogni speranza di libertà nella terra dell'Islam. Bisognerà che il suo nome diventi un'altra parola d'ordine, insanguinata ma bella, per quelli che ancora credono nella vittoria, nella terra dell'Islam, del genio benevolo dei Lumi su quello cattivo del fanatismo e del crimine.” (Bernard-Henri Lévy, traduzione di Rita Baldassarre, dal Corriere della Sera del 29 dicembre 2007)
“Perfino i musulmani praticanti che beneficiano della democrazia in Occidente, compresi gli autoctoni convertiti all'islam, considerano la democrazia come uno strumento utile al radicamento del loro potere con il fine dichiarato o tacito di sostituirla appena possibile con la «shura», cioè un organismo consultivo, dove ai partecipanti è concesso soltanto definire le modalità attuative della sharia, la legge islamica.
Perché all'uomo non è permesso anteporre la propria legge a quella divina. Fede e ragione vengono ritenute incompatibili. E anche se di fatto non esiste una versione unica e condivisa della sharia, tutti gli integralisti e gli estremisti islamici sono però d'accordo nel rifiuto della democrazia sostanziale.” (Magdi Allam, dal Corriere della Sera del 29 dicembre 2007)
“Benazir Bhutto, ormai, è molto più che un capo di Stato. È diventata un simbolo. Si è trasformata, come Massud, come Daniel Pearl, una formidabile bandiera. E bisognerà che, dietro questa bandiera, si raccolgano tutti coloro che non hanno ancora seppellito ogni speranza di libertà nella terra dell'Islam. Bisognerà che il suo nome diventi un'altra parola d'ordine, insanguinata ma bella, per quelli che ancora credono nella vittoria, nella terra dell'Islam, del genio benevolo dei Lumi su quello cattivo del fanatismo e del crimine.” (Bernard-Henri Lévy, traduzione di Rita Baldassarre, dal Corriere della Sera del 29 dicembre 2007)
“Perfino i musulmani praticanti che beneficiano della democrazia in Occidente, compresi gli autoctoni convertiti all'islam, considerano la democrazia come uno strumento utile al radicamento del loro potere con il fine dichiarato o tacito di sostituirla appena possibile con la «shura», cioè un organismo consultivo, dove ai partecipanti è concesso soltanto definire le modalità attuative della sharia, la legge islamica.
Perché all'uomo non è permesso anteporre la propria legge a quella divina. Fede e ragione vengono ritenute incompatibili. E anche se di fatto non esiste una versione unica e condivisa della sharia, tutti gli integralisti e gli estremisti islamici sono però d'accordo nel rifiuto della democrazia sostanziale.” (Magdi Allam, dal Corriere della Sera del 29 dicembre 2007)
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